P.R.S. (Piano Regionale di Sviluppo) - MANOVRA FINANZIARIA 2007
Questa mattina alla conferenza stampa organizzata dal Comitato Regionale di Rifondazione Comunista sulla Manovra Finanziaria 2007 erano presenti il segretario reginale del PRC Michele Piras - il deputato Luigi Cogodi - il Gruppo Consiliare della Regione - Dirigenti regionali e delle federazioni.
Gli obiettivi
Il P.R.S. (piano regionale di sviluppo) e la connessa manovra finanziaria 2007 devono indicare obiettivi immediatamente comprensibili, veramente raggiungibili e verificabili.
In questa direzione Rifondazione Comunista avanza la proposta di:
a) una azione di rinaturalizzazione dell'Isola attraverso il risanamento integrale dei fattori naturali (terra, acqua, aria, habitat, patrimonio animale e vegetale) ed il contrasto della desertificazione.
b) una azione di "socialità"e di partecipazione democratica delle persone e delle comunità alla definizione del modello economico - sociale di sviluppo, azioni positive di inclusione e di coesione sociale, risposta coerente alla domanda di lavoro stabile, di occupazione produttiva, di studio, ricerca, formazione.
Una sfida alla capacità di corrispondere da subito, con l'azione di governo della maggioranza democratica della Regione, al bisogno diffuso di lavoro, giustizia sociale e prospettiva vera di sviluppo, che proviene dall'insieme della società sarda.
Le ragioni
Lavoro
115 mila precari
196 mila uomini privi di lavoro
349 mila donne prive di lavoro
Su un milione e seicentoquarantanovemila abitanti, un milione di persone sono considerate tra la popolazione non "attiva", ovvero che "non cerca lavoro" (ormai). Pensionati, minori in età non lavorativa, disoccupati cronici ormai rassegnati e tanti, troppi, lavoratori in nero.
Ecco le ragioni profonde per un nuovo "piano straordinario del lavoro" che deve rispondere alla drammatica disoccupazione femminile, circa il doppio di quella maschile, e giovanile, pari a quasi il triplo.
Il tasso di attività e dell' occupazione della popolazione femminile è inferiore del 30% rispetto a quello maschile.
Una società giusta – senza più "ultimi " privati dei loro diritti di cittadinanza
Istat – comunicato 11 ottobre 2006
"La povertà relativa presenta una caratterizzazione territoriale molto accentuata: nel Nord e nel Centro sono povere rispettivamente il 4,5% e il 6% delle famiglie, mentre nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge il 24%. In quest'ultima area risiede ben il 70% delle famiglie povere residenti in Italia. C'è da aggiungere che, nel Mezzogiorno, ad una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità del disagio: l'intensità della povertà raggiunge infatti il 22,7%, rispetto al 17,5% e al 18,9% nel Nord e nel Centro."
In Sardegna le famiglie povere sono aumentate e mediamente si attestano al 15,9%, circa 1/5 della popolazione vive condizioni di profondo disagio (nel 2005 sono stati censiti oltre 250.000 nuovi e vecchi poveri)
La Sardegna – terra di pace e amicizia tra i popoli – rinaturalizzata e difesa dalle aggressioni al proprio inestimabile patrimonio ambientale.
Liberare la Sardegna dall'intollerabile peso delle servitù e dei poligoni militari, evitare le nuove aggressioni all'ambiente con scelte di politica energetica sbagliate (inceneritore di Ottana), contrastare la desertificazione e i gravi danni derivanti dal cambiamento del clima ma, soprattutto, rinaturalizzare l'isola, bonificare i territori compromessi dagli insediamenti industriali e dalle attività minerarie e di cava già dimesse, recuperare l'intero territorio principalmente alle proprie naturali vocazioni produttive, valorizzare integralmente le risorse locali, accrescere la capacità di studio, ricerca, innovazione e realizzazione del popolo sardo.
Gli strumenti di intervento
Un programma triennale di interventi straordinari per il lavoro
Da tempo sosteniamo che per affrontare, in modo sistematico ed efficace, il grave problema della disoccupazione è necessario un insieme di strumenti finanziari, normativi e operativi da dispiegare in diverse direzioni ma, in modo coordinato. Da qui l'esigenza di un " programma di interventi straordinari per il lavoro", elaborato con la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali ed economici, che sappia affrontare le emergenze : precariato diffuso e processi di precarizzazione, disoccupazione femminile e giovanile, inserimento dei soggetti svantaggiati (inoccupati in età avanzata, lavoratori dequalificati ed espulsi dal sistema produttivo, immigrati, diversamente abili, etc. etc.)
Il programma dovrà essere finanziato con un importo minimo (172 milioni di euro) pari a quello già destinato al "piano straordinario per il lavoro " .
Un " modello di sviluppo originale"
sostenuto dal "nuovo piano di Rinascita" (art. 13 dello Statuto Speciale)
Un " modello di sviluppo nuovo e originale" di rinaturalizzazione, basato su elementi imprescindibili relativi alla partecipazione attiva delle comunità locali, alla valorizzazione delle pratiche tradizionali, alla innovazione coerente con la qualità ambientale sia dei processi sia dei prodotti, alla costruzione di canali di commercializzazione dei prodotti di qualità, attraverso il ricorso a progetti per la ecocertificazione ed ecolabeling. Un piano di risanamento integrale definito nelle sue modalità e priorità attraverso un processo partecipativo, secondo i criteri più elevati riconosciuti a livello internazionale, sulla partecipazione pubblica, l'informazione e la giustizia ambientale.
Una sede concreta di definizione dei diversi contributi (normativi, finanziari e operativi) di Regione, Stato, Unione Europea – con riferimento principale ai contenuti di una nuova legge di "Rinascita".
Reddito di cittadinanza e istituzione di un fondo regionale di solidarietà sociale
Da tempo giace in consiglio regionale la proposta di legge sul "reddito di cittadinanza, inclusione sociale e contrasto alle povertà" sottoscritto oltre che dal gruppo di Rifondazione comunista, da un numero significativo di consiglieri regionali della maggioranza. Deve essere immediatamente avviato l'esame del provvedimento, sostenuto finanziariamente con un primo importante finanziamento (almeno 100 milioni di euro di risorse regionali ) da integrarsi con fondi reperibili nei bilanci pubblici locali e nazionali, e nei fondi comunitari. In proposito si rammenta che "il reddito di cittadinanza" non è pensato in forma di sussidio di povertà ma, al contrario, come un corrispettivo per una attività finalizzata all'emancipazione definitiva dalla condizione di disagio, anche utile alle comunità di appartenenza.
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