Il consigliere regionale Luciano Uras
contro l’assessore Rau sul futuro della Silius
SILIUS. «La Mineraria Silius non deve essere privatizzata, nè tanto meno chiusa o liquidata. Non è accettabile il progressivo smantellamento di tutto il sistema industriale sardo». Lo sostiene con forza Luciano Uras, consigliere regionale di Rifondazione comunista, in aperta polemica con l’Unione europea e con l’assessore all’industria Concetta Rau che lunedì pomeriggio ha comunicato ai sindacati che la Regione è intenzionata a mettere in liquidazione la Nuova Mineraria e a costituire una nuova società per portare avanti il piano industriale pluriennale di rilancio produttivo della miniera. Per quali motivi la Mineraria Silius non deve essere privatizzata nè tantomeno chiusa o liquidata? «Perchè il piano industriale predisposto per il rilancio dell’attività estrattiva è economicamente e tecnicamente valido. La fluorite è materia prima di valore strategico non solo per la Sardegna e l’Italia ma anche in ambito europeo. Il valore di mercato del minerale è in costante ascesa». E poi? «Perchè nel Gerrei - sottolinea Uras - uno dei territorio più interni della Sardegna con evidenti ritardi di sviluppo, oltre che in progressivo spopolamento vi è la necessità di integrare le attività industriale ed economiche ed è intollerabile la chiusura di quelle esistenti».
L’Unione Europea, secondo quanto ha comunicato l’assessore all’Industria Concetta Rau ai sindacati, avrebbe manifestato l’intenzione di avviare la procedure di infrazione non per le insufficienze tecniche del nuovo piano industriale o per eccesso di aiuti nella nuova fase di sviluppo dell’attivitÈ estrattiva, ma per il sistema di aiuti concesso nei primi anni 2000 dalla maggioranza di centrodestra che ha governato la Regione. La commissione europea infatti ha contestato alla Regione Sarda l’erogazione di 55 milioni di euro negli ultimi cinque a favore della Nuova Mineraria Silius. L’assessore Rau ha riferito che l’Unione europea non attiverÈ la procedura di infrazione se la miniera sarà ceduta a un nuovo soggetto imprenditoriale. «Se quanto afferma l’assessore all’industria fosse vero - sottolinea Uras - saremmo di fronte all’ennesima valutazione ideologica, priva di qualsiasi verifica tecnico economica, con l’ossessione del libero mercato si finirebbe ancora una volta per foraggiare con denari pubblici l’ennesimo “prenditore” lasciando pressochè invariati i rischi di liquidazione dell’unica attività industriale del Gerrei. Un’altra operazione a perdere per la comunità sarda, un altro territorio, il Gerrei, spogliato di un pezzo importante della propria identità culturale ed economica». Secondo il consigliere di Rifondazione comunista che ieri ha chiesto un intervento specifico al sottosegretario allo sviluppo economico Alfonso Gianni, la Regione deve opporsi con autorevolezza. Cosa dovrebbe fare la Regione? «Deve attivare - dice Uras - una trattativa con la commissione europea per vincere una battaglia giusta contro una irragionevole posizione ideologica della tecnocrazia di Bruxelles. Un terreno forte per il confronto sono senz’altro alcune parti della normativa comunitaria come quelle che si richiamano al grave calo demografico e alle difficili condizioni sociali». Martedù intanto nel cantiere minerario di Muscadroxiu si è svolta un’assemblea generale di tutti i lavoratori della Minerarias convocata dai sindacati per fare il punto della situazione. Le organizzazioni sindacali e i lavoratori sono pronti a scendere nuovamente sul piede di guerra. «Siamo in attesa di conoscere - dice Giacomo Migheli, della Filcem-Cgil - la soluzione che l’assessore Rau si è impegnata a presentare entro la settimana prossima per evitare l’avvio della procedura di infrazione preannunciata dall’Unione Europea. Poi decideremo cosa fare».
Giancarlo Bulla
La Nuova Sardegna
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