Da tre giorni in assemblea permanente contro 120 licenziamenti e per la difesa del primo tra i beni comuni. Dopo la privatizzazione, tariffe alle stelle e clientelismo.
Quando Sandro arriva a Muravera, a 65 km da Cagliari, lo chiamano il fontaniere. Per tutta l’isola ci sono altri 119 come lui a curare l’erogazione e la manutenzione dell’acqua. Sono idraulici specializzati, in gergo “novantini”, perché da quasi tre anni erano assunti con contratti trimestrali, rinnovati di continuo. Età media piuttosto alta, Sandro ha 46 anni. Da oggi sono tutti licenziati anche se il piano industriale, che verrà presentato ufficialmente il 4 luglio, ammette che la pianta organica è insufficiente. Così, da tre giorni, Sandro e gli altri sono in assemblea permanente, almeno una cinquantina per turno notte e giorno, al piano terra della sede cagliaritana di Abbanoa, in logudorese Acqua nuova, società per azioni di proprietà della regione con quote di minoranza del Comune di Cagliari (19%) e di altri grossi centri della Sardegna. Li appoggiano i sindacati, Rifondazione comunista, il collettivo “Zona deprecarizzata” e Abbalibera, movimento collegato al Contratto mondiale per l’acqua. «Stiamo ricevendo la solidarietà dei colleghi fissi ma i politici, con la sola eccezione del Prc (nell’assemblea sono attivamente coinvolti il consigliere regionale Luciano Uras e quello comunale Claudio Cugusi), si tengono alla larga», spiega Sandro in una pausa dell’assemblea che ieri cercava di definire i requisiti per la stabilizzazione di tutti gli ex novantini. «Perché la proposta di concorso arrivata fino ad ora prevede taglia fuori quasi tutti - dice Paolo Argiolas, Rsu Cgil - prevedendo titoli che questi lavoratori non hanno e una rotazione tra precari».
L’unico funzionario a scendere al piano terra di Via Jenner è stato, infatti, il responsabile delle risorse umane della Regione annunciando la stabilizzazione per 50 e la rotazione per 540. Ossia per chiunque abbia avuto almeno un contratto di tre mesi. «Ma così si mettono precari contro precari», ribatte il sindacalista. «Dopo una lunghissima gestazione di un anno e mezzo, Abbanoa ha preso il posto dell’Esa, privatizzato ma con la gestione “in house”, nell’ambito della ristrutturazione del comparto idrico. La riforma nasceva dalla necessità di eliminare enti inutili che si sovrapponevano», racconta a Liberazione, Claudio Cugusi. La prima delusione poche settimane fa quando sono iniziate a piovere, nelle buche delle lettere dei sardi, bollette salatissime frutto della discutibile scelta di istituire una tariffa unica. Fioccheranno i ricorsi, ma soprattutto nasceranno movimenti di cittadini, come Abbalibera. «Ogni riforma è buona se migliora le condizioni date. E qui si comincia coi licenziamenti - riprende Cugusi, che spesso si trattiene nottetempo nell’assemblea permanente - poi c’è il principio che l’acqua è il primo bene comune da garantire a tutti con differenti tariffe per l’uso abitativo e lo spaventoso consumo industriale. L’acqua della Sardegna, come già avvenuto in Puglia, è da ripubblicizzare in un sistema razionale». Luciano Uras, consigliere regionale del Prc, ha chiesto subito una riunione urgente delle commissioni competenti perché la Giunta Soru, con l’idea di far ruotare i precari del bacino dell’acqua, introduce una discrezionalità sospetta di clientelismo.
Checchino Antonini
Liberazione
|