Una potente offensiva contro la scuola pubblica supportata da una massiccia e raffinata campagna mediatica tesa a screditare la scuola.


In piena estate naturalmente, prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, perché tutti intendano e capiscano che il clima politico, questa volta, è davvero cambiato, è partito l'ennesimo, forse l'ultimo, quello definitivo, attacco a quel che resta della scuola pubblica nel nostro paese. La ministra avvocata Maria Stella Gelmini, facendosi scudo della sua consapevole “ignoranza” dei problemi che riguardano la scuola, non fa altro che ubbidire e mettere in pratica, persino nei dettagli, un progetto di smantellamento, pezzo dopo pezzo, del nostro sistema scolastico; progetto ideato e proposto dai ministeri economici, con l'obiettivo prioritario di risparmiare 10.000 miliardi di euro, quasi una finanziaria, dalle casse dello stato, dando così un colpo mortale alla scuola pubblica. Di certo non si può dire che l'istruzione pubblica sia in cima ai desideri di questo governo.

Questo traguardo presuppone ovviamente una serie di interventi che vanno dai licenziamenti di centinaia di migliaia di insegnanti, di personale non docente, all'aumento del numero degli alunni per classe con il conseguente accorpamento di classi e di interi istituti, a una drastica riduzione delle ore settimanali di lezione in tutti gli ordini di scuola, abolizione appunto del tempo pieno e del tempo prolungato nelle scuole di base, all'eliminazione del modulo nelle scuole elementari e reintegro del vecchio maestro unico; ma anche alla possibilità di trasformare le scuole in Fondazioni per cui il consiglio di Istituto verrà trasformato in un consiglio di amministrazione aziendale con la normale presenza di privati etc.., e poi si pensa all'abolizione del valore legale del titolo di studio e a tanti altri provvedimenti, già nell'agenda di solerti funzionari ministeriali.

Una potente offensiva contro la scuola pubblica supportata da una massiccia e raffinata campagna mediatica tesa a screditare la scuola, a dequalificarne la qualità e soprattutto a sminuire e rendere irrilevante quell'idea di unitarietà e allo stesso tempo di pluralità culturale che solo l'istruzione pubblica è in grado di produrre e di diffondere. Pur con tutti i limiti e le carenze organizzative, non escludendo ovviamente quelle legate all'aggiornamento professionale e alla mancata riforma della scuola secondaria con i processi di rinnovamento e di innovazione nel campo della didattica lasciati nel cassetto dei sogni,, questa scuola pubblica è stata capace di dare e produrre a tutti un'idea generale del mondo, del passato e del presente, con le sue specificità e particolarità in un quadro composito e, nel suo insieme, unitario del sapere. E questo grazie alla stragrande maggioranza degli insegnanti che quotidianamente continuano a svolgere il loro lavoro pur, per molti di loro, in una condizione di precarietà, di svilimento e di forte marginalizzazione, non solo
economica,della loro professione.

“Gli insegnanti sono impreparati, fannulloni, lavorano poco, non sanno tenere la disciplina, sono troppi”e sono la causa del giudizio
negativo dato alla preparazione dei nostri ragazzi e al sistema scuola italiano da alcuni organismi di valutazione internazionali. Questo il tenore degli editoriali dei vari opinionisti della grande stampa nazionale, che da troppo tempo ormai si distingue nel dare man forte all'opera di stravolgimento e di demolizione della scuola repubblicana, al fine di costruire e importare un modello , quello americano, basato su una gestione aziendale della scuola, per cui sarà del tutto normale avere una riservata e selezionata scuola d'eccellenza e dall'altra una scuola per tutti, dequalificata, povera, di serie B,C,D.. dove i ragazzi possono anche imparare un mestiere e essere integrati nel grande esercito del lavoro precario, della manodopera a basso costo.

Che cosa c'è dietro l'abbassamento dell'obbligo di istruzione di nuovo a 14 anni o la costituzione delle scuole in fondazioni se non
l'accelerazione del processo di smantellamento della scuola pubblica? Come mai nessuno dei tanti denigratori dell'istruzione pubblica ha mai voluto ammettere e riconoscere ad es., come hanno fatto notoriamente istituti e associazioni educative internazionali, della grande rivoluzione didattica operata in Italia con la riforma della scuola elementare che ha istituito il modulo ( 2 maestri per tre classi), dimostratasi nel tempo efficace e di notevole rilevo didattico? Tutt'altro, anzi, per cambiare, per dare il segno dei tempi, si parte proprio da lì, si abolisce e si cancella quella esperienza e si torna al maestro unico, con classi di 27 - 28 alunni. Un ritorno nel passato impressionante, avremo di nuovo una maestra tuttologa, come negli anni cinquanta.

Il programma governativo di attaccare l'idea fondamentale che ha
permesso al nostro sistema scolastico di sopravvivere e di respingere gli assalti che gli provenivano da molte parti, e cioè una scuola di massa e di qualità per tutti, si basa sull'uso strumentale dei concetti, per la verità non molto nuovi,di autorità, gerarchia, disciplina, merito. Certo non siamo davanti a una grande novità, ci avevano pensato altri autorevoli ministri prima della Gelmini, questa volta c'è più determinazione, non ci si cura minimamente di avviare una discussione, non dico, come sarebbe ovvio, nelle scuole, ma non si prevede alcun ragionamento neanche in Parlamento, così come è stato per la reintroduzione del voto di condotta.

Basta un decreto. Questa è la straordinaria considerazione di questo governo per la scuola italiana. E' evidente che a questo punto, o la scuola riuscirà a tornare al centro di una grande mobilitazione del Paese, purtroppo spesso dimenticato anche a sinistra e nel sindacato,o saremo costretti a sentire ancora parlare di grembiulini o scempiaggini simili come degli unici veri problemi della scuola.

Ciriaco Davoli - Componente della Commissione Pubblica Istruzione in Consiglio regionale.




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