DALLA CRISI ALLA SFIDA DEL CAMBIAMENTO
In Europa e nel Mondo è un momento straordinariamente importante nelle dinamiche dell’economia e delle istituzioni; come accade nelle fasi crisi, di cambiamento profondo e di svolta epocale.
Anche la Sardegna, ancora una volta, è di fronte all’alternativa tra regressione o progresso. I segni della crisi sono evidenti, in molti casi drammatici, soprattutto sul versante delle condizioni di vita e di lavoro, e sconvolgono l’assetto del sistema produttivo e sociale dell’isola.
Più di 600 imprese hanno formalmente dichiarato la propria crisi, 11.000 lavoratori utilizzano gli ammortizzatori sociali in deroga, 150.000 sono i disoccupati reali, 330.000 persone vivono al di sotto della soglia della povertà. E il numero di abitanti dell’Isola è appena intorno a 1.670.000 persone, con una forza lavoro di 686.000 unità, su un territorio di circa 24.000 km quadrati.
La Sardegna, tuttavia, ha tutte le potenzialità per un cambiamento positivo; deve essere più unita e coesa, avere riferimenti certi sul piano strategico e leadership autorevoli ed ispirate a valori alti con l’obiettivo prioritario dell’interesse generale. Deve, inoltre, saper legare le proprie ragioni alla battaglia per lo sviluppo del Mezzogiorno, contrastando quella evidente spinta politica nordista che rischia di privare di ogni connotato solidale la prospettiva federalista nel nostro paese.
Anche per questo CGIL CISL UIL della Sardegna ritengono indispensabile dare un forte segnale unitario: proprio quando sono più evidenti le divisioni e le rotture nella coesione territoriale e sociale, mentre nella politica sembrano prevalere le sole logiche di schieramento.
In questa direzione il sindacato sardo ritiene inderogabile che la Giunta regionale e il Governo nazionale diano precise risposte su problemi decisivi per lo sviluppo, il lavoro e le riforme.
ALCUNE PRIORITÀ PER LO SVILUPPO, IL LAVORO E LE RIFORME
· Un nuovo Statuto della Sardegna, attraverso la partecipazione e la condivisione anche delle rappresentanze economiche e sociali e degli enti locali, che guardi alla dimensione europea, alla ripartizione delle competenze e dei poteri favorendone il trasferimento verso le Province e i Comuni, e che esalti i valori identitari del popolo sardo.
· Il riconoscimento dello status di insularità, attraverso un provvedimento legislativo costituzionale che contenga tutte le misure atte a riconoscere alla Sardegna dei vantaggi fiscali ed economici che ne pareggino le condizioni di competitività con le economie continentali, con particolare riferimento alla questione dei trasporti, della dotazione di infrastrutture, del sistema energetico.
Così definito, lo status di insularità diventerebbe un aspetto fondamentale per la definizione di un nuovo Piano di Rinascita.
· La riforma della Regione e l’attuazione del federalismo interno necessita di una Pubblica Amministrazione di qualità e diffusa in tutto il territorio. Si tratta dunque di garantire una semplificazione delle norme e dei processi amministrativi, con organici adeguati, per contribuire a realizzare tempi di spesa e servizi più rispondenti alle esigenze delle persone e delle imprese.
Ma l’efficienza e l’efficacia della spesa necessita prioritariamente di una maggiore
qualità dei progetti, di capacità di governo, di una rinegoziazione del patto di stabilità interno, di maggiori disponibilità di risorse per gli enti locali.
· L’internazionalizzazione della nostra economia è condizione primaria di una nuova
fase di crescita della regione. Si tratta di promuovere nuove politiche di attrazione di capitali esteri che realizzino investimenti in settori innovativi industriali, allargando la nostra capacità di mercato sui paesi del Mediterraneo. I paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo crescono in media del 5% all’anno; nel 2050 l’Africa avrà il 20% della popolazione mondiale. La Sardegna potrebbe rappresentare un grande hub del Mediterraneo in cui progettare e sviluppare azioni integrate sulla portualità, le produzioni e l’insieme dei trasporti.
· Il lavoro è al centro della questione sociale della Sardegna. È dunque necessario: un piano straordinario per il lavoro, che abbia come obiettivo la creazione di 150.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni, come risposta alla disoccupazione che aumenta, al lavoro precario e per arrestare la nuova emigrazione soprattutto giovanile e scolarizzata; intensificare la lotta contro le nuove e le vecchie povertà, attraverso una vera riforma sociale e civile pluriennale di sostegno al reddito, in una logica di inclusione che faccia leva, in raccordo con i servizi per l’impiego, sullo strumento di inserimento lavorativo, sull’orientamento e sulla formazione.
Le Politiche Attive del Lavoro costituiscono, dunque, un efficace strumento di stimolo per l’economia e di crescita per l’occupazione, indispensabili per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una particolare attenzione deve essere posta alla condizione del lavoro giovanile e femminile, sia per gli alti tassi di disoccupazione che per ridare senso alla filiera formazione-lavoro. E’ urgente costruire un sistema di governo delle politiche del lavoro in Sardegna che coordini tutti i soggetti che attualmente hanno competenze in materia (Regione, Province, Comuni, Privati) che si integri con il sistema dell’istruzione e della formazione e delle politiche sociali. Come è urgente far funzionare i servizi per l’impiego e dare futuro agli operatori dei CESIL e CSL.
· Alcuni nodi irrisolti dello sviluppo dell’isola riguardano l’energia e l’acqua.
L’energia è ancora oggi uno dei più importanti problemi da risolvere per consolidare
l’attuale apparato produttivo e per implementarlo. Il primo obiettivo è raggiungere
l’autosufficienza energetica con un costo allineato al costo medio europeo. In questo contesto serve una scelta convinta verso le fonti rinnovabili (eolico, solare, termodinamico), il metano attraverso il progetto GALSI, una moderna rete di distribuzione (gas e energia elettrica) interna che copra l’intero territorio regionale, il completamento della connessione con la rete nazionale (SAPEI), la valorizzazione del carbone Sulcis attraverso la realizzazione dell’integrazione del processo miniera-centrale e lo sviluppo per lo stoccaggio e cattura della CO2.
L’acqua è un bene primario a cui è legato lo sviluppo e la qualità della vita: è indispensabile ribadire che è un bene pubblico la cui proprietà, governo, gestione reti e impianti, deve rimanere in capo alla Regione e ai Comuni. Serve però accelerare la spesa delle risorse per l’ammodernamento delle reti e degli impianti, per i processi di depurazione dei reflui, per l’interconnessione dei bacini. Le tariffe devono essere praticate separando i costi della realizzazione delle infrastrutture da quello della distribuzione dell’acqua e devono rispondere a criteri di progressività.
· Un nuovo modello di sviluppo è indispensabile per difendere al meglio il tessuto produttivo esistente e per promuovere una crescita economica in grado di valorizzare le risorse ambientali e umane dell’Isola. In questa direzione la conservazione, la valorizzazione e la fruizione corretta della risorsa ambientale deve essere uno dei nostri obiettivi primari. Dalla sua salvaguardia dipende in grande misura la qualità della vita e dello sviluppo economico e sociale dell’Isola. Anche per questo motivo qualsiasi ragionamento sul nucleare in Sardegna, sia in forma di centrale che di deposito di scorie, non è compatibile. La Sardegna deve inserire questa incompatibilità nel proprio Statuto. L’industria e il manifatturiero rappresentano un segmento dell’economia che necessita di strategie adeguate sia all’emergenza che ad un suo sviluppo in termini di processo e di prodotto. Il settore industriale in Sardegna è quello che appare maggiormente in sofferenza.
Abbiamo delle emergenze che richiedono risposte immediate: il rilancio di tutta la
filiera della chimica, dell’alluminio, della metallurgia non ferrosa, del tessile e di tutto il comparto manifatturiero, dei settori estrattivi, lapideo e sughericolo, del settore edile. Non è più rinviabile, inoltre, il risanamento dei siti inquinati e il rilancio del sistema agroalimentare. Vanno ricercati nuovi settori di sviluppo nel campo della bio-medicina, delle bio-tecnologie, delle filiere produttive dell’agroalimentare, dell’aerospaziale, delle energie alternative e in tutti i nuovi campi collegati alla ricerca, valorizzando le imprese sarde e coinvolgendo gruppi nazionali e multinazionali. Un sistema creditizio e finanziario funzionale allo sviluppo della Sardegna è indispensabile ad un nuovo modello di crescita e per le stesse famiglie. Infatti esso è inadeguato, con un alto costo del denaro e con condizioni di accesso svantaggiate rispetto al resto del Paese. Le maxi fusioni tra banche hanno cancellato le banche regionali realizzando un sistema lontano dagli interessi locali e con caratteristiche inadeguate alle esigenze dei territori. Inoltre, per sostenere una nuova fase di sviluppo è utile riequilibrare il sistema attraverso un rafforzamento, una razionalizzazione e un consolidamento dei Consorzi Fidi, ed un ruolo della SFIRS orientato sempre più verso il sostegno di piani finalizzati allo sviluppo innovativo del nostro apparato produttivo e allo sviluppo e alla difesa dell’occupazione. Il diritto alla mobilità è un altro aspetto fondamentale per favorire la crescita e deve essere garantito per le persone e per le merci, con costi e tempi pari a quelli sostenuti nel resto del Paese. Sulla mobilità interna serve un sistema intermodale basato sul collegamento a rete di aeroporti, porti, ferrovie e strade, superando l’attuale deficit infrastrutturale con la realizzazione progressiva degli investimenti necessari. Deve essere sostenuto uno sviluppo delle telecomunicazioni nell’isola atto a garantire la diffusione dei servizi a banda larga in tutti i centri abitati e nelle aree artigianali e industriali.
· La valorizzazione della formazione professionale, della scuola, dell’università e della ricerca è condizione fondamentale per dare competitività all’intero sistema regionale. In Sardegna abbiamo una dispersione scolastica e universitaria altissima, indici di scolarità tra i più bassi del meridione, una formazione professionale che esce ulteriormente indebolita dalle scelte degli ultimi anni. È urgente dunque una stagione di riforme in grado di soddisfare la domanda dell’utenza e, insieme, di avvalersi delle professionalità esistenti, e mirata a garantire l’universalità del diritto allo studio in Sardegna e ad elevare il livello del sistema dell’istruzione e formazione. È indispensabile una rivisitazione del sistema della ricerca attraverso l’incremento degli stanziamenti regionali, una valutazione sull’efficienza dei centri di ricerca, pubblici e privati, e il collegamento al sistema delle imprese.
· Lo sviluppo locale è il punto centrale di qualsiasi politica che voglia percorrere logiche di sviluppo integrato nel quale le diverse attività concorrono a creare reddito, occupazione e qualità della vita. Il territorio regionale per l’85% è da considerare rurale e questo rende centrale il ruolo del primario e dell’impresa agricola intesi come soggetto multifunzionale in grado di produrre, intervenire sull’ambiente e di sviluppare ulteriori attività economiche con esso integrabili. Appare pertanto necessario mettere a sistema e implementare: le attività agricole, la forestazione e la silvicoltura, l’artigianato, la gestione dei beni culturali. Mettere in relazione le attività economiche delle zone interne con il Turismo delle zone costiere è fondamentale, non solo perché esso è stato uno dei motori più efficaci per promuovere la modernizzazione della società sarda, ma perché rappresenta un settore di sicuro sviluppo per il nostro futuro. Tutto ciò è utile, inoltre, per frenare lo spopolamento delle zone interne della Sardegna.
· Lo sviluppo di un terziario avanzato rappresenta un altro tassello di un nuovo modello di crescita economica. Si è pero di fronte in Sardegna ad un terziario “povero”, per la gran parte rappresentato dal comparto del commercio, ora pesantemente colpito dal calo dei redditi e dei consumi di massa, che registra un vuoto di governo, ad iniziare dalla grande distribuzione. L’obiettivo è di promuovere adeguate politiche di settore in grado di dare razionalità e certezza di regole e, nello stesso tempo, di sostenere il sistema delle imprese, garantendo maggiore stabilità per i lavoratori.
· Il welfare regionale deve essere improntato ad un sistema di sicurezza inclusivo, equilibrato e diffuso e deve migliorare le condizioni materiali e immateriali del vivere individuale e collettivo, a partire dai soggetti più deboli. Deve essere assicurata alla persona l’universalità dei diritti fondamentali e realizzate politiche di effettiva redistribuzione della ricchezza, garantendo parità di accesso ai servizi a tutti i cittadini sardi. Prioritario è, dunque, un programma pluriennale di contrasto alle povertà e il potenziamento dei servizi alla persona, dalle politiche per la salute all’assistenza domiciliare e integrata, a tutti i servizi che favoriscono la socializzazione delle persone anziane e dei giovani, l’assistenza all’infanzia e il sostegno familiare, e l’incremento del fondo per la non autosufficienza.
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