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  La candidatura di Nichi: voglia di cambiamento nei partiti soffocati dalla ritualita'


Cagliari, 28 luglio 2010- Nel corso del comitato politico regionale di Sinistra Ecologia e Libertà-Sardegna, che si è tenuto a Oristano lunedì scorso, si sono chiaramente espresse due posizioni politiche. Distinte e distanti. Le differenze riguardano la modalità con la quale il compagno Nichi Vendola ha annunciato la sua candidatura alle primarie per la guida dello schieramento democratico e progressista e il ruolo di Sel in questa prospettiva.

Per quanto mi riguarda (insieme a tutto il gruppo consiliare e al portavoce regionale Carlo Sechi) ritengo la candidatura del compagno Vendola, così come si è espressa, non solo necessaria ed efficace per smuovere dalla palude politicista tutto lo schieramento di centro-sinistra, ma soprattutto per proiettarlo verso una netta vittoria elettorale.

Non so cosa avverrà nel corso delle primarie, non conosco i nomi e i volti di tutti quelli che vorranno animare quella competizione. Penso, però, che Nichi - lanciando la sfida tra tanti giovanissimi, giovani e meno giovani di sensibilità, culture, esperienze e militanze diverse in occasione della tre giorni delle Fabbriche a Bari - abbia voluto affermare che il governo del Paese ha bisogno di volontà, intelligenze ed energie capaci di stare insieme per la comune costruzione di un mondo migliore.

Per questo la candidatura non poteva assolutamente essere indicazione diretta ed esclusiva di un partito. Né piccolo né grande, né singolo né composito. Per questo stesso motivo non sarebbe potuta essere neppure il risultato di una consultazione interna, di un percorso congressuale per la selezione di un gruppo dirigente.

Il governo del paese riguarda un popolo, un'insieme di comunità, milioni di persone con identità complesse e diverse: la funzione di guida politica non può che essere rivolta a questa dimensione. In questo modo, Nichi tenta di costringere tutti a prendere atto, finalmente, che le vie finora tracciate non hanno risolto i problemi di questo paese che, anzi, si sono aggravati. Da qui l'esigenza di sperimentare forme nuove e originali, sprigionare energie e creatività fuori dalle gabbie, al di là degli steccati, superando i confini di conosciute o costituenti forze politiche.

La posizione espressa da altri (per esempio dal coordinatore della segreteria regionale di Sel in quello stesso comitato politico) esprime invece valutazioni totalmente differenti che partono dal contestare la candidatura di Vendola come esercizio di “neo-leaderismo”. Questo tipo di giudizi ragionano attorno all'idea di partito che abbiamo ereditato dall'esperienza del '900: partiti, cioè, che presumono di poter esaurire al proprio interno tutte le pratiche democratiche di partecipazione e di decisione che invece oggi si manifestano sempre più in modo libero e aperto.

Noi pensiamo a Sel come un partito della sinistra, una componente utile e il più possibile rappresentativa all'interno dello schieramento democratico e progressista. Pur sempre una parte del tutto.

La candidatura di Nichi non è un gesto avventato, frutto di narcisismo. Al contrario è accettare di rappresentare i progetti e le idee di alternativa al berlusconismo guardando alla condizione di vita degli uomini e delle donne, delle vittime quotidiane della disoccupazione e dei crescenti fenomeni di povertà, di coloro che sono colpiti nei diritti e resi più fragili di fronte alle prepotenze degli interessi e dei poteri dominanti.

E' portare la sfida sul terreno prescelto dai potenti del centro-sinistra per misurare nelle condizioni ambientali più difficili la qualità e la capacità di attrazione della proposta. In questo modo tenta di dare voce alla voglia di cambiamento nella politica e nei partiti soffocati dalla ritualità, di rigettare pratiche vecchie che guardano alle istituzioni e ai poteri costituzionali come territori di conquista di questo o quel ceto dirigista.

Luciano Uras




 
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