Cagliari, 17 gennaio 2011 - Le coste sarde sono sistematicamente in pericolo. Le ultime vicende di Porto Torres si sommano a tante altre vissute sui litorali del sud della Sardegna, ad incomiciare dalle coste del Sulcis. Le agressioni ambientali parlano la lingua delle raffinerie, delle centrali di produzione elettrica, dei teatri della simulazione dei conflitti e della sperimentazione delle armi e dei munizionamenti. L'ultimo fatto deriva, a quanto pare dal non funzionamento degli impianti nella linea di drenaggio, che ha prodotto una importante fuoriuscita del carburante da una delle navi cisterna attraccate a Porto Torres.
La marea nera si è diffusa in modo pericoloso anche per la mancanza di protocolli di controllo adeguati e, evidentemente, anche di professionalità all'altezza delle necessità di tutela ambientale. Le questioni sulla sicurezza meritano una immediata verifica e valutazione da parte degli organi tecnici e di governo competenti, riguardino la Provincia o la Regione, o la Azienda sanitaria locale del territorio.
Il Consiglio regionale deve occuparsi subito delle misure di controllo, eventualmente intervenendo ad integrazione della normativa vigente, con una specifica legge che impedisca il ripetersi di questi casi così letali per l'ambiente naturale della Sardegna. La legge dovrebbe istituire una " autorità unica regionale" per il monitoraggio degli interventi di controllo delle attività ad alto rischio ambientale, quali quelle di esercitazione militare, funzionamento di impianti chimici e di produzione di energia.
L'Autorità dovrebbe prevenire - tramite adeguate e costanti verifiche - ogni tipo di incidente e inquinamento ambientale causato dalla inadeguatezza delle attività obbligatorie di controllo. L'autorità dovrebbe svolgere la propria funzione favorendo il coordinamento delle amministrazioni pubbliche locali e regionali e statali competenti in materia di prevenzione dei rischi ambientali, operando in stretto collegamento con le competenti autorità giudiziarie per fornire loro ogni elemento utile di conoscenza tecnica e informazione sullo stato delle attività di controllo, finalizzato anche ad individuare le eventuali responsabilità in caso di danno ambientale.
Le vicende di queste settimane su PortoTorres ripropongono il tema della sicurezza delle attività industriali, soprattutto in ambiti territoriali interessati da specifiche tutele in prossimità di riserve o parchi naturali. Pensiamo all'Asinara. Il Consiglio regionale deve decidere subito rafforzando la normativa esistente, sviluppando le strutture preposte sotto il profilo della competenza tecnica ma anche dell'impegno professionale, coinvolgendo integralmente i centri specializzati delle Università sarde. Se ancora si verficano incidenti devastanti e incontrollati fenomeni di inquinamento che mettono in pericolo la salute pubblica significa che le norme e gli strumenti in essere non sono ancora sufficienti.
Luciano Uras - SEL
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